Flavio Colusso • Press compositore

Press compositore

le recensioni sono presenti nelle lingue originali

Wagner visto da d’Annunzio

IL DEBUTTO. UNA NUOVA OPERA COMPOSTA DA FLAVIO COLUSSO E ISPIRATA AL ROMANZO "IL FUOCO"
Giulia Vannoni - 17 novembre 2013 - La Voce di Romagna

In uno degli incipit più famosi della storia del cinema si vede Rigoletto che vaga nella campagna emiliana urlando “Verdi è morto”: era il 27 gennaio 1901 e Bernardo Bertolucci, per meglio radicare il suo affresco del ‘secolo breve’, aveva scelto d’iniziare Novecento con questa data simbolica. Circa quarant’anni dopo quella pellicola, arriva invece un’opera in due atti che si chiude con un trasecolato “Riccardo Wagner è morto!”.
Gli amanti di musica e letteratura ricordano come d’Annunzio, nel romanzo Il Fuoco (pubblicato giusto nel 1900), abbia narrato l’improvvisa morte di Wagner a Venezia, avvenuta nel 1883: il Vate considerava l’autore del Parsifal un modello (fu tra coloro che ne portarono a spalla il feretro), ideale incarnazione di quella Gesamtkunstwerk cui aspirava anche il poeta pescarese. E ora Flavio Colusso, autore di musica e libretto, ha tratto dal Fuoco l’opera da camera Il Lauro del Gianicolo. Morte di Riccardo Wagner a Venezia, che ha appena debuttato nello splendido Casino Nobile di Villa Torlonia, la dimora romana di Mussolini trasformata in museo: un modo per rendere omaggio al bicentenario wagneriano e, soprattutto, a d’Annunzio, di cui quest’anno ricorrono il centocinquantenario dalla nascita e il settantacinquesimo anniversario dalla morte.
Colusso riesce a fare un’operazione mimetica rispetto alla lingua dannunziana, e ne traduce la musicalità rendendo espliciti i numerosi riferimenti ai compositori presenti nel testo: da Monteverdi e il madrigale fino a Giordano e Puccini, con palesi riferimenti ad Andrea Chénier e Tosca. In tal modo, sgrana un lessico su cui si stratificano con naturalezza diverse stagioni di musica vocale, senza dare l’impressione di un mero citazionismo, ma amalgamandole in un percorso ben strutturato.
Gli interpreti sanno valorizzare queste suggestioni: soprattutto la coppia protagonista formata dalle due figure – il poeta Stelio e l’attrice Foscarina - che adombrano lo stesso d’Annunzio e la Duse. Il tenore Luigi Petroni si è imposto per l’eleganza della linea di canto, il soprano Maria Chiara Chizzoni (interprete sotto la guida di Colusso dell’oratorio di Draghi Al Ingresso di Christo alla Sagra Malatestiana 2010) per una Kopfstimme estremamente espressiva nel suo penetrante ‘non vibrato’. Attorno ruotano altri quattro personaggi, tra cui è emersa il soprano Arianna Miceli. Piccolissimo l’organico strumentale, governato da Gian Rosario Presutti, ma la musica di Colusso vi ricava suggestioni timbriche oltremodo variegate.

D’Annunzio, Wagner e Colusso

Antonio Mazza - 16 novembre 2013 - La Voce di tutti

[…] credo che nessuno, nel passato come nel presente, abbia mai avuto (o eguagliato) la musicalità di Gabriele d’Annunzio. La sua scrittura ha un timbro tutto particolare, sia nel periodare sia nella frase è come una cadenza, un ritmo, per non parlare delle atmosfere […]. Una partitura musicale che ha il suo culmine ne “La pioggia nel pineto”, mentre nella struttura narrativa la forma melodica si coniuga ad un raffinato estetismo, che improntò tutta la vita di d’Annunzio. Lo si può ben definire uno scrittore liberty e perciò ottima è stata l’idea di ambientare “Il Lauro del Gianicolo: morte di Riccardo Wagner a Venezia”, opera in due atti di Flavio Colusso, nel Casino Nobile di Villa Torlonia.
In quella che era la sala da ballo, tutta stucchi, affreschi ed eleganza che anticipano il gusto raffinato della Belle Epoque, Colusso ambienta la sua versione stilizzata de “Il fuoco”, fra i migliori romanzi del Vate (insieme a “Il piacere”, naturalmente). Venezia è la cornice entro la quale si svolge l’azione, la città-illusione, la città che pur reale ha in sé qualcosa di evanescente, un senso di luce-ombre quale perfetta immagine speculare della passione amorosa.
E lo vediamo dall’inizio, l’incontro fra il poeta Stelio e la Foscarina, attrice famosa, che già adombra il mistero, un gioco di rifrazioni verbali ben supportato dalla colonna sonora dal vivo, una musica piena, densa come l’èmpito dei sentimenti che agita i protagonisti.
[…] Colusso ha colto in pieno il senso del messaggio dannunziano, quel suo clima decadente, di palpitante sensualità, sia nella parte scritta, sia nella musica che accompagna ed avvolge i personaggi. La parola cantata si sviluppa seguendo gli eleganti ricami verbali del testo, dove sempre vibra il mistero (“Bellissima creatura notturna, simulacro d’enigmi eterni”, “Al soffio impetuoso la Città di pietra e d’acqua s’è fatta sonora come un organo grandioso”) e, in parallelo, il discorso melodico si accende di toni caldi, con echi tardo romantici. Una trascrizione stilizzata, dicevo all’inizio, dove è solo gestualità fatta di voci e di suoni, a formare una struttura narrativa molto interessante sul piano espressivo.
E’ proprio la sua schematicità a renderla suggestiva, merito degli interpreti, Maria Chiara Chizzoni, soprano (la Foscarina), Luigi Petroni, tenore (Stelio Effrena), Arianna Miceli, soprano (Donatella Arvale), Yoram Chaiter, basso (Daniele Glauro), Alessandro Carmignani, alto, Fabrizio Di Bernardo, basso (gli amici di Stelio, quasi un coro alla greca). E l’Ensemble Seicentonovecento in guisa di formazione da camera, con due pianoforti, violino, chitarra, percussioni, campane: Massimo Felici, Alberto Galletti, Valerio Losito, Antonia Valente. Direttore Gian Rosario Presutti, elementi scenici di Andrea Fogli e regia di Flavio Colusso, che con questo spettacolo ha degnamente celebrato il bicentenario wagneriano e i 150 anni della nascita del Vate (non a caso figura il patrocinio della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” e di “Gabriele d’Annunzio 150”).

"La nostra musica vi succhierà il collo": stasera c'è Dracula.

Al Castello di Monopoli il "Notturno con Bram Stoker"
Livio Costarella - 19 agosto 2012 - La Gazzetta del Mezzogiorno

Promettono che la loro musica "succhierà il collo" agli spettatori, estremamente coinvolti nel loro spettacolo. Salvo poi precisare che è il compositore, in genere, "a dare il sangue nel proprio lavoro".
[...] le due parti video prevedono l'elaborazione astratta e pittorica di immagini fotografiche originali e un tratto pittorico effettuato su frammenti in bianco-nero del primo "Nosferatu" di Murnau.
"Ho sempre amato la letteratura di qualsiasi estrazione - spiega Colusso -, soprattutto quella gotica. Nonostante la mia militanza da compositore nella musica sacra, il romanzo di Stoker contiene un meraviglioso descrittivismo. Come gli 'Inni alla Notte' di  Novalis, non è un'esaltazione dell'oscurità, ma uno strumento per arrivare alla luce finale".
Per Lombardi si tratta dell'ennesima partitura "grafica", come egli stesso la definisce. "Mi occupo da molti anni del rapporto tra suono e immagine - spiega - e sono sempre stato affascinato dalle descrizioni d'ambiente. La musica ha una forte valenza visiva, intrecciata, in uno stile arduo, con le sequenze di Nosferatu, in una sorta di grande frammentazione narrativa".
"L'idea di questo spettacolo - conclude Colusso - nasce dal concetto di specchio: la musica si rifrange in continuazione, creando rimandi fra generi e letture diverse, sperimentando valenze simboliche e allusive del testo di Stoker, in unione con musica e immagini".

Missa de tempore in aevum

El tenor espanol José Carreras y la cantante italiana Cecilia Gasdia actuaron en un concierto en honor de la Mensajera de la Paz
Studia Croatica, Ano 1996, 132, pag. 253

Los acontecimientos de una importancia extraordinaria vienen desarrollándose desde el 24 de junio de 1981 en Medjugorje, una pequeña aldea croata de Hercegovina, donde la Virgen - Reina de la Paz- se aparece a los jóvenes videntes croatas y les transmite sus mensajes y sus gracias.
Estos mensajes no conciernen sólo a los videntes, la Iglesia local, sino a la Iglesia universal y al mundo entero. La palabra MIR, que en lengua croata significa PAZ, apareció escrita con rasgos luminosos en el cielo, fenómeno repetido luego diversas veces. Nuestra Señora de la Paz, hace a la Humanidad un urgente llamamiento de conversión y reconciliación, como únicos medios para obtener la paz. Al santuario de Medjugorje acuden miles y miles de peregrinos procedentes no sólo de Croacia, sino de todos los países del mundo. En estos últimos 15 años han visitado Medjugorje más de 20 millones de personas. También acuden muchos no cristianos como musulmanes, judíos, budistas, agnósticos y ateos. Juan Pablo II pidió al padre Jozo Zovko, OFM, ex párroco de Medjugorje (1981), quien lo visitó en julio de 1992: "Cuidad Medjugorge, conservad Medjugorje, no renunciéis, perseverad, yo estoy con vosotros".
Con motivo del XV aniversario de las apariciones de la Virgen, una asociación católica croata en colaboración con los padres franciscanos organizó un gran concierto en Medjugorge, uno de los mayores centros de peregrinación católica de Europa.
El tenor español José Carreras y la cantante italiana Cecilia Gasdia actuaron en el concierto, acompañados por la orquesta de Radiotelevisión Croata, dirigida por el maestro Vjekoslav Sutej y por coros de 12 países.
José Carreras y Cecilia Gasdia cantaron la "Missa de tempore in aevum" de Flavio Colusso, especialmente compuesta para este grandioso acontecimiento religioso y cultural. "La Misa, inspirada - como dice su compositor italiano - en espirituales y religiosas meditaciones de la cultura y la política que aparecieron en la sociedad contemporánea y las que califican el momento de la realización del esencial ciclo en la historia humana".
El presidente de Croacia, Dr. Franjo Tudjman, asistió al concierto al aire libre. Más de 5.000 personas estaban presentes.
El concierto fue difundido a todo el mundo, y se anunció como un "Mensaje de Paz". José Carreras destacó que la fe ha desempeñado un gran papel en su vida como portadora "verdadera dimensión del hombre hacia el prójimo, la solidaridad y la tolerancia". Al final del concierto se oyeron largos y efusivos aplausos.

I "colori" del Te Deum

Antonio Mazza - 06 gennaio 2012 - La voce di tutti

Era piena, l’altra sera, la basilica di Sant’Andrea della Valle. Studiosi di musica o semplici appassionati erano lì per una prima assoluta, […] “Le Opere di Misericordia”. Su committenza del napoletano Pio Monte della Misericordia è formato da otto parti o “stazioni”. […] “Esercizio spirituale concertato sull’esacordo del cielo”, si legge nel programma e, in effetti, così è, le Opere come oratorio e cantata ma, soprattutto, meditazione. Un inizio sospeso introduce al clima rarefatto, dove il brusìo delle voci ha una scansione di estrema levità, angelica si potrebbe dire, per quel suo fluttuare a mezz’aria. Una campana appena sfiorata frange questo delicato involucro sonoro, mentre la voce recitante percorre i passi evangelici ed è, tutto, di una complessa semplicità, per così dire: di una sobrietà apparente, poiché essa racchiude molti significati.
E’ il modo tipico del “mistero” medioevale e, in effetti, i lavori di Colusso mi hanno sempre fatto pensare a questa rappresentazione dove s’incontrano e dialogano cielo e terra […]. L’effetto è avvolgente, si è proiettati in una dimensione di serenità contemplativa, in virtù anche di quella sorta di sincretismo melodico che è una peculiarità del musicista, attingere al passato per riviverlo con la sensibilità del presente (ma un presente che guarda oltre le nebbie attuali). […]

Il Te Deum di Flavio Colusso

Antonio Mazza - 2 gennaio 2009 - La voce di tutti

Devo confessare che l’ascolto di musica sacra contemporanea mi ha sempre lasciato insoddisfatto, non riscontrandovi mai una perfetta struttura organica, nel senso sia di vena creativa, sia, soprattutto, di afflato interiore, forza di fede, se vogliamo chiamarla così. Non pretendo Bach o Vivaldi, sarebbe illogico, ma qualcosa che scaturisca da dentro e irrori la musica, questo sì, e difficilmente son riuscito a trovarlo (mi fermo infatti a Janàcek o Messiaen e, per il resto, diffido un po’). Sarà, probabilmente, anche questione di forma, il linguaggio musicale magari troppo innovativo che rischia di prevaricare la vena creativa, di certo a me tutto dà l’idea di una sorta di accademismo fine a se stesso. E, finalmente, mi sono ricreduto l’altra sera, in Sant’Andrea della Valle, durante un concerto di musica theatina, nell’àmbito del Festival “Venite Pastores 2008”.
Il Te Deum di Flavio Colusso è ispirato all’opera di Giacomo Puccini, del quale ricorrono i 150 anni dalla nascita, non a caso eseguito nella chiesa dove si svolge una scena del primo atto di “Tosca” (ma la Cappella Attavanti è una finzione poetica), chiesa che è titolo cardinalizio dell’Ordine dei Teatini. Prima, però, quasi come introduzione, Recondita armonia di bellezze diverse, scena lirica per tenore, voci in eco e strumenti. […]
Ma è il Te Deum - in prima assoluta - il capolavoro della serata, insieme lieve e denso, sorretto da una ispirazione che non scade mai di tono, lineare dall’inizio alla fine. E proprio l’inizio seduce, introducendo a quello che, nel fondo, ha quasi il sapore di un “mistero” medioevale, con il continuo ascendere polifonico e musicale, che crea risonanze soffuse davvero particolari. E’ questo il fascino della musica di Colusso, saper scavare nel passato ripercorrendolo però non in maniera accademica (vedi sopra), ma reinterpretandolo in chiave di sensibilità moderna. […]
Una suggestione continua, perché l’incedere liturgico del Te Deum è per nulla pedante, anzi, rivela una scrittura musicale assolutamente fluida, il cui effetto è simile alla risacca del mare, che t’avvolge come una nenia. E qui affiora la vena religiosa, un canto in crescendo che si apre in una visione totale dove si rappresenta la comunità dei fedeli, l’ “ecclesia” delle origini. In realtà proprio ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento d’incertezza storica, un messaggio recepito dal folto pubblico presente e, soprattutto, eseguito e diretto con equilibrio, senza sbavature di sorta. […] Davvero un ottimo fine d’anno musicale.

Colusso, cantata sacra nel segno di Puccini e San Gennaro

Stefano Valanzuolo - 31 dicembre 2008 - Il Mattino

Si può nel 2008 concepire una cantata sacra che attinga, rispettosamente, al melodramma italiano più amato? Che mantenga intatto il suo afflato religioso senza per questo rinunciare, ad un pizzico di sana teatralità? Che si dimostri innovativa senza rinnegare le radici? Che faccia riflettere e meditare, come un vero esercizio spirituale, senza tuttavia precludere agli esiti musicali la via di una godibilità ampia ed accessibile? Si può, certo, a giudicare dall’ascolto dell’ultima composizione di Flavio Colusso, direttore della Cappella Musicale Theatina, proposta in prima assoluta qualche giorno fa nell’ambito della rassegna «Venite Pastores» e nel quarto centenario della posa della prima pietra della Cappella del tesoro di San Gennaro, non a caso sede dell’evento. Il Sangue, il Nome, la Speranza il titolo rimanda ad un riferimento preciso, ossia alla «Turandot» pucciniana, scelta a celebrare un altro anniversario importante.
Intorno questo topos squisitamente musicale, sottolineato da frequenti e ben sfumate citazioni tematiche, la cantata di Colusso sviluppa senza traumi un sottile gioco di digressioni popolari, in ciò trovando la possibilità di riferirsi al contesto napoletano e a quell’umanità pulsante formata dai fedeli di San Gennaro, vero protagonista di una vicenda condotta tra parole e note, tanto più essenziale per la strumentazione delicata in cui l’elemento vocale risulta preminente. Eccellente per chiarezza e suggestivo per toni l’apporto del coro di voci bianche Juvenes Cantores (diretto da Luigi Leo), efficace la presenza solistica del soprano Ellida Basso, puntuali gli altri musicisti della Cappella Musicale Theatina, diretti dall’autore.

"Venite Pastores", un concerto che evoca il mito di San Gennaro. Nella Reale Cappella del Tesoro del patrono

Rosaria Russo - 18 dicembre 2008 - il Roma

Grande successo di pubblico per l’evento conclusivo di “Venite Pastores”, il festival itinerante di musica sacra che ha fatto tappa nel centro storico di Napoli. Un pubblico numeroso e attento ha applaudito, nella splendida cornice della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, in Cattedrale, la Cantata-Esercizio spirituale per voci e strumenti il Sangue, il Nome, la Speranza, ispirata ai “tre enigmi” della Turandot di Giacomo Puccini, che evocano i simboli della devozione e del mito di San Gennaro. […]
La cantata è stata composta dall’attuale maestro di cappella dei Teatini, Flavio Colusso, […] opera di grande suggestione, che alterna parti cantate e parti recitate, è stata eseguita dalla Cappella Musicale Theatina sotto la direzione di Flavio Colusso che è stato anche voce recitante maschile, mentre quella femminile era di Silvia De Palma – insieme con gli “Juvenes Cantores”. Molto riuscita l’alternanza di parti cantate in latino, italiano, e anche in napoletano, con il coro “Pe’ lu Sang’ e pe’ la Testa”, in cui i devoti si rivolgono al santo patrono Gennaro, e gli chiedono “liberaci dalle tempeste”.

Arcadia bifronte

Al Museo della Musica della Bologna, in un recente lavoro di Flavio Colusso, pagine di Carissimi incastonate in una partitura contemporanea
Carlo Vitali - ottobre 2007 - Amadeus

Salvo il libretto attestante un’esecuzione accademica bolognese del 1647, nulla è rimasto delle Amorose passioni di Fileno poste in musica da Giacomo Carissimi. La tentazione di un restauro inistile, magari operando su affinità metriche certo non introvabili, è stata sventata da Flavio Colusso con un’operazione antimuseografica dove le autentiche pagine carissimiane sono un pugno di frammenti incastonati in un declamato semiscenico, più magre armonie di basso continuo. Il resto è un groviglio di note d’oggi che fanno siepe intorno alla fontana di Amarilli, la ninfa dai tratti caprini, la bisbetica germana di Pan qui evocata in pochi frammenti poetici dove imperano Virgilio, Tasso e Guarini. Primo libro dei madrigali illustrati chiama Colusso questo suo giardino in dodici stazioni dissodato nel giro di quasi tre decenni; una personale Arcadia dove Ravel gioca a moscacieca con Perotinus, Dallapiccola insegue Respighi, Schubert accompagna al piano il lamento di Mimì.
Fra mormorii di arpe celtiche e diatonismi ellenici (forse) immaginari, s’intrecciano ghirlande di clusters per inconorarne l’erma bifronte del Principe di Venosa. Insomma un bel parco-giochi per ragazzi insolenti che, avendo rivoltato tutte le carte del manuale di storia, non si lasciano infinocchiare da sciape baroccherie atmosferiche alla Nyman. Barbuto e ammiccante come un faunetto, Colusso dirigeva dalla tastiera del gran coda un sestetto di soprani: cinque signore e un’adolescente voce bianca, tutte compunte pur nel divertimento. Fra echi di zufolo pastorale, compatte tessiture a cappella, squarci di Sprechchor anni Trenta, saettavano le prodezze belcantistiche di due specialiste come Margherita Chiminelli e Maria Chiara Chizzoni. Il nome dell’ensemble? “Seicentonovecento”, non c’è proprio da sbagliarsi.

La tradizione del Canto Gregoriano con la Cappella Musicale Theatina

Rosaria Russo - 14 novembre 2007 - Il Roma

La prima esecuzione assoluta della Missa Sancti Andreae Avellino, per soli, schola gregoriana, coro e strumenti, è stata protagonista del secondo appuntamento della settima edizione del Festival Teatino “Venite Pastores” […].
Un appuntamento assolutamente riuscito. L’esecuzione è avvenuta nella splendida Basilica di San Paolo Maggiore, nel pieno centro della Napoli antica, protagonista la Cappella Musicale Theatina diretta dal maestro Flavio Colusso. Un connubio perfetto. Musica e religiosità, infatti, si sono perfettamente fusi offrendo agli intervenuti un’atmosfera molto intensa.
[…] Un plauso particolare va ai solisti i soprani Maria Chiara Chizzoni e Silvia De Palma, i tenori Maurizio Dalena e Guido Ferretti con Antonio Giovannini (alto), Aurio Tomicich (basso) che sono stati accompagnati nel canto dalla Schola gregoriana e dal Coro del Monastero di San Gregorio Armeno. Suggestiva la presenza in orchestra del santur, esotico strumento di tradizione orientale molto diffuso anche in Europa fin dal Medioevo. […]

Cresce scarlatta la viola sul Gianicolo

Flavio Fabbri - giugno 2007 - Music In: classica & sacra

Prima esecuzione assoluta per «La viola scarlatta» nell'anno del Centenario di Domenico Scarlatti, musicista e compositore napoletano, evocando il celebre castrato Farinelli e altri grandi personaggi dell'Opera. Una recente intuizione musicale dedica questo programma, all'interno de «L'Orecchio di Giano - Dialoghi della Antica & Moderna Musica», alla viola d'amore, strumento dalla voce particolarmente definita come «dolce, affettuosa, argentina e angelica».
Una trasposizione romantica per una composizione basata su una storia inedita, in cui si riunisce l'atmosfera immaginosa della loggia a un antico palazzo sospeso nel tempo.

Avati racconta la Missa di Colusso

Il regista ieri sera ha presentato a Roma il compact disc con il lavoro del maestro dedicato a san Giacomo
Virgilio Celletti - 21 marzo 2006 - Avvenire

La sera stessa, una domenica del novembre 2004, in cui assistemmo nella basilica romana di San Giacomo, alla prima esecuzione della Missa Sancti Jacobi «super Gracias» di Flavio Colusso, colpiti dall’originalità e dalla forza musicale e spirituale della composizione e dalla varietà di suggestioni che essa offre, ci augurammo di poterla ascoltare di nuovo nella stessa basilica, di cui Colusso è maestro di cappella; o quanto meno che venisse realizzato un disco con questa sua singolare esperienza di autore e di interprete. Il disco, […] ieri è stato presentato nello stesso isolato del centro storico romano che comprende la chiesa e l’ospedale intitolato anch’esso all’Apostolo. Proprio qui, in una settecentesca aula di anatomia, nobilmente affrescata e simile a un teatro, sono stati chiamati a portare il loro contributo storico-scientifico due musicologi, Cecilia Campa e Johann Herczog […] e Pupi Avati.
E’ stato il regista a svelare i significati più autentici di questa composizione, che Colusso ha scritto nell’anno del Giubileo Compostellano (appunto il 2004) prendendo spunto da un testo galiziano sulla forza morale e persino fisica che san Giacomo fornisce ai pellegrini esausti. «Ascoltando questa Missa – ha detto Avati – ho vissuto un’esperienza del tutto comparabile a quella di chi compie un viaggio, luminoso, non solo verso il “campo delle stelle” dove la leggenda dice sia stata trovata miracolosamente la tomba dell’apostolo Giacomo, ma verso un appuntamento cui siamo chiamati da tempo immemore e del quale percepiamo immediatamente l’irresistibile potenzialità attrattiva». La peculiarità creativa di Colusso – a giudizio di Avati – è racchiusa tutta in una filosofia dell’arte, intesa come creazione e ri-creazione in cui l’arcaico e il presente si incontrano in una commovente, umanissima, sintesi.

Sul podio il maestro Colusso

Massimo Lo Iacono - 10 settembre 2005 - il Roma

[…] Il maestro Flavio Colusso, insigne direttore, studioso, compositore, uomo di grande spirtualità (è tra l’altro maestro di cappella della Provincia d’Italia dell’Ordine dei chierici regolari teatini, a San Paolo Maggiore a Napoli), ha diretto la Cappella Musicale di San Giacomo e l’Ensemble Seicentonovecento, gruppi di artisti di mirabile proprietà espressiva.
E’ stato proposto un suo suggestivo lavoro, cioè brani da una messa dedicata a san Giacomo (composta nel 2004), il cui fascino sonoro ha ricordato a taluni, pure assai dotti tra i presenti, la musica di Arvo Part.
Ma del nordico musicista, tanto eclettico e ricercato, Colusso ha poco o nulla, infatti nel suo procedere limpido e lirico c’è il bel suono plastico memore della barocca sensualità romana. Nel’intenso fraseggio del lavoro, in cui il testo è sempre comprensibile, spiccano interventi sonori memorabili e fugaci del trombone, ad esempio, piccole illuminazioni o folgorazioni. Si vedono, dalla complessiva scrittura, la consolidata dimestichezza con la tradizione nonché l’impegno a realizzare una compiuta comunicativa. Nel lavoro di Colusso il canto credibilmente diviene preghiera, ma questo l’artista lo sa realizzare anche con le musiche di altri musicisti da lui eseguite […].

Quei labirinti di luce omaggio a San Giacomo

Donatella Trotta - 6 settembre 2005 - Il Mattino

[…] e infine un concerto conclusivo, della Cappella musicale di San Giacomo, dell’Ensemble Seicentonovecento con […] un programma raffinato che intreccia l’Oratorio della Vergine di Carissimi, composto sui versi del poeta siciliano Franceso Balducci, la prima esecuzioni in tempi moderni del mottetto Ave Maris Stella del giovane Scarlatti,
siculo-romano-napoletano che a Roma fu allievo di Carissimi e maestro della Cappella di San Giacomo; e la Missa Sancti Jacobi dell’attuale maestro della stessa Cappella romana, Flavio Colusso, in una trama ideale che unisce Roma, Napoli e la Sicilia.

La "Messa di S.Giacomo" tra sacro e alchimia

Sergio Sciacca - 31 agosto 2005 - La Sicilia

[...] Flavio Colusso, anche egli compositore e di finissima sensibilità intellettuale oltre che musicale, ha proposto alcune sue creazioni mai prima ascoltate [...] tra cui la Messa di S. Giacomo che il maestro ha scritto l’anno scorso e di cui ha presentato per l’occasione su CD […]. Ecco il senso della musica come ricerca spirituale della dignità umana, con le volute sonore e calligrafiche del barocco che spiccano nell’interpretazione della Cappella romana del Santo assieme al complesso Seicentonovecento che già nel titolo rivela il suo programma. Dove la voce diventa uno slancio, dove il canto diventa una azione, dove la sacralità dei testi non ha bisogno delle finzioni profane per toccare le profonde corde dell’anima. […] Il maestro Colusso, come compositore, non è meno arguto dei suoi illustri predecessori (occupare il posto di Alessandro Scarlatti impone una tensione artistica e spirituale altissima); e così nella sua Messa ha inserito una brevissima citazione da Achille Falcone che fu maestro di cappella a Caltagirone Salve sancte Iacobe lux et decus Hispaniae […].
Ma dietro la lode devota c’era una simbologia criptica, rimandi numerici che sanno di qabbalàh, che solo i saggi sanno cogliere e che ad altri sembrano puri ornamenti esteriori come ne troviamo nelle facciate dei monumenti dal Medio Evo ad oggi. Ecco: non basta ascoltare questa musica e lasciarsi trasportare dalle sue carezze sonore; bisogna riascoltarla, soffermarsi sui nodi, sui ritorni di note, sulle sovrapposizioni e sulle pause, su tutta la dottrina che sta sotto composizioni che vogliono non solo dilettare, ma sostenere la cultura. Ecco perché, spenti i riflettori di questo significativo concerto, sarà bene ritornare sulle sue modalità palesi e sulle allusioni recondite. L’itinerario verso l’apostolo Giacomo non era un viaggio turistico, ma un rinnovamento interiore.

Flavio Colusso dà voce per la prima volta alle "Ultime sette parole" scritte da Haydn

Virgilio Celletti - 29 aprile 2005 - Avvenire

[…] Nella romana Villa Lante, mentre Andrea Coen, su uno storico Pleyel ottocentesco eseguiva la versione pianistica, […] il coro dell’Ensemble Seicentonovecento diretto da Flavio Colusso, che si caratterizza per i singolari accostamenti di musica antica e moderna, ha eseguito (per la prima volta) le “Intonazioni” che lo stesso Colusso ha composto sulle parole del Redentore.
Lo scheletrico linguaggio contemporaneo ha riservato agli ascoltatori momenti non meno intensi e non meno spirituali del classicismo haydniano, ricuperando fra l’altro, nel luccicare del panorama che spazia su Roma dal Gianicolo, il clima tragico che nella Cattedrale di Cadice era stato realizzando eseguendo il brano nel buio quasi assoluto della cripta. E il Gianicolo ridiventava il Calvario.

La Missa moderna di Colusso

A Roma, il maestro ha proposto la sua ultima composizione sacra dedicata a san Giacomo.
Virgilio Celletti - 16 novembre 2004 - Avvenire

Fra i vari eventi di carattere liturgico, musicale o storico-culturale di cui l’apostolo San Giacomo è protagonista in questo 2004 anno del Giubileo Compostellano, il più fresco (nel senso dell’attualità che dell’originalità inventiva) è la Missa Sancti Jacobi “super Gracias” di Flavio Colusso, che abbiamo ascoltato l’altra sera in prima esecuzione nella basilica romana intitolata al Santo della quale Colusso è maestro di cappella in un fiorire di iniziative talora sorprendenti. Prendendo spunto da un testo galiziano sulla forza morale e persino fisica che san Giacomo fornisce ai pellegrini verosimilmente esausti, una invocazione da lui già musicata in occasione dell’Anno Santo Duemila, Colusso ha composto questa sua Messa che, seguendo un procedimento antico, alterna alcune parti dell’Ordinarium a «combattimenti spirituali» pieni di grande emozione e a momenti di libera invenzione;
così come da un punto di vista squisitamente musicale l’articola in un tessuto che spazia dalla polifonia classica a spunti di grande modernità, espressi questi in un linguaggio pervaso da autentico lirismo e comprensibili anche perché protetti dall’ala sempre rassicurante del canto gregoriano da cui ogni volta sembrano quasi prendere l’avvio. Le due componenti della Cappella Musicale di San Giacomo, quella vocale e quella strumentale, hanno reso puntualmente la varietà e il senso pittorico della partitura sotto la direzione dell’autore: le voci sempre insostituibili nel pronunciare testi sacri, gli strumenti determinanti anch’essi nell’evocazione delle varie atmosfere (il giubilo, lo scampanio, i giullari, i pellegrini). Fino a un affascinante labyrinthus dell’arpa che in una lunga cadenza, nel silenzio di tutti gli altri, trasferisce l’uditorio dalla musica umana (per quanto sacra) a quella che immaginiamo sia la musica del cielo.

La vita di sant'Umile musicata e interpretata

Bisignano. Successo del concerto di Flavio Colusso eseguito in cattedrale
Ermanno Arcuri - 24 agosto 2003 - Il Quotidiano della Calabria

[…] Strepitoso ed entusiasmante il concerto diretto dal maestro Flavio Colusso. […] Nel silenzio più rigoroso, si è potuto godere di un concerto di alta scuola artistica ed interpretativa, che il direttore Flavio Colusso ha arricchito di voci individuali ma anche di momenti d’insieme che meriterebbero un ulteriore appello anche nei teatri italiani.
[…] L’apoteosi di un momento, ma anche custodi di una nota che ognuno ha portato con sé, anche in questo modo può materializzarsi un santo che ha sempre amato profondamente l’umanità.

Concerto per una regina

Virgilio Celletti - 28 giugno 2002 - Avvenire

[…] e presso la sua autentica corte, un palazzo sotto Villa Lante, verso il Tevere, il musicista più gettonato era il grande Giacomo Carissimi. La circostanza non poteva sfuggire a Flavio Colusso, che di Carissimi è una sorta di moderno alter ego (di lui ha realizzato l’integrale del ciclo monumentale di Oratori, con l’Ensemble Seicentonovecento che ha fondato e dirige). A Villa Lante Colusso ha ambientato un suo lavoro: una sintesi della vita di Cristina (la brava Giulia Boschi) e un campione dei concerti che stemperavano un po’ le sue abituali tensioni. Protagonisti lo stesso Ensemble Seicentonovecento e il soprano Cristiana Arcari.
Pagine struggenti di Carissimi, di Frescobaldi, di Stradella e, in una simbiosi dei due secoli (‘600 e ‘900, appunto), un esercizio spirituale concertato per voci e strumenti, «Il castello interiore», dello stesso Colusso.

"O quam mirabilia"

Un concert de l'ensemble "Seicentonovecento" au Conservatoire de Luxembourg
André Link - 13 ottobre 1999 - Luxemburger Wort

[…] Dans sa rigueur stylistique, Flavio Colusso privilégie la clarté diaphane du discours musical, et son ensemble, le renommé «Seicentonovecento», le suit de près. […] Appuyant sur les invocations formelles des «biens éternels», Flavio Colusso a donc enchaîné avec une composition de son cru, «Peccavimus Domine» qui,
avec ses contrastes parlé, chantés et orchestrés, avec gravité et douceur, s’est calquée sans rupture sur les séduisantes sonorités que nous avions entendues auparavant.

Musica e liturgia, unione ritrovata

Virgilio Celletti - 1 luglio 1999 - Avvenire

La pianta ellittica della chiesa romana di San Giacomo (cuore della città in via del Corso, a due passi da piazza del Popolo) sembra l’ideale per un Concert Spirituel così come, recuperando preziose esperienze di un periodo aureo della musica, lo concepisce l’odierno maestro di cappella, Flavio Colusso. […] Di Colusso è stato eseguito, per la prima volta, un Tu es Petrus, in cui si è manifestato quel carattere avvolgente della musica a cui accennavamo.
Tutti erano impegnati, voci e strumenti e in particolare, su un significativo registro acuto, i bambini diretti da Lucci, in questa bella pagina che ha un finale a sorpresa, fra rintocchi di campane e squilli di tromba, fra la serenità e una doverosa solennità.

José il gentiluomo

Rosaria Amato, Intervista a Josè Carreras - 11 aprile 1998 - La Repubblica

«Visto che canterò in una chiesa, a Pasqua, festività che in Italia è sentita moltissimo, più che in Spagna, la scelta mi sembrava obbligata. In programma ci sono brani che mi fa piacere fare ascoltare. Soprattutto tengo al Panis Angelicus e all’Ecce Panis Angelorum di Bach, che non avevo mai eseguito, e al Sancta Maria di un giovane compositore romano, Flavio Colusso,
che fa parte di una Messa che ho interpretato per la prima volta a Medjugorie, insieme a otto cori diversi provenienti dai cinque continenti, un’opera straordinaria che mi ha colpito molto.»

Carreras trionfa nel concerto talk show

Ivana Musiani - 14 aprile 1998 - Il Tempo

[…] Applausi e consensi anche a un autore italiano contemporaneo, Flavio Colusso con «Sancta Maria», interessante brano di bella costruzione facente parte della «Missa de tempore in aevum – I popoli uniti dal nome del Signore» una Messa composta nel 1996 ed interpretata in prima esecuzione assoluta da Cecilia Gasdia e dallo stesso Carreras, cui era destinata:
un grande affresco musicale «ispirato alla vocalità gregoriana che celebra il sogno di potenziale unità che è rinato in Europa e nel mondo», secondo le parole del compositore.

Il Sacro nel nostro secolo: un riepilogo

Virgilio Celletti - 2 dicembre 1997 - Avvenire

[…] un brano dello stesso Colusso, che ora è impegnato a scrivere musica anche in rapporto al suo nuovo incarico di Maestro di Cappella. Il suo “Sancta Maria”, Litania per soprano, tenore e tre cori, è la riduzione di una più vasta composizione eseguita lo scorso anno a Medjugorie, per il quindicesimo anniversario dell’apparizione della Madonna.
Una “Missa de tempore in Aevum” stilisticamente trascolorante fra un linguaggio tradizionale (come la suggestiva Litania eseguita a S. Giacomo) ed uno contemporaneo e persino sperimentale. Quasi una pacificazione del rapporto fra chi ascolta e chi esegue la musica, oggi.

La moda del Teatro alla Moda

Carlo Boschi - Gennaio/Marzo 1990 - Suonosud

[…] Lo spettacolo[…] godibilissimo fino al “martellante” finale dove il numeroso e attentissimo pubblico tributa giuste ovazioni e tutti gli interpreti e al Colusso direttore e regista.
[…] tutti partecipano ad un successo da approfondire in nuove esperienze.

Nella penna di Metastasio

Luigi Bellingardi - 2 novembre 1989 - Il Corriere della Sera

Al Teatro Quirino […]. Questa rappresentazione de “L’impresario”non è nata a Roma ma vi è giunta dopo la fortunata messinscena del 12 ottobre scorso al Teatro Leal di Santa Cruz de Tenerife, in occasione del primo Congresso internazionale degli operatori nei teatri lirici europei ed americani.
[…] Nel recuperare alla pratica rappresentativa questo “Impresario”, Flavio Colusso non si è limitato a dirigerlo e a firmarne la regia. Si è fatto anche “co-autore”, intervenendo con libertà, ma con gusto, nell’impianto […].

Un pasticcio tutto barocco

Carlo Boschi - 2 novembre 1989 - Il Messaggero

[…] punta di diamante è parsa senz’altro quell’arguta commedia in perfetto stile settecentesco che Flavio Colusso ha ricavato dall’intermezzo […] sono scaturite ben due ore di musica e di intrattenimento nel più puro stile, barocco appunto, del “pasticcio”.
[…] Lo spettacolo funziona assai bene, il gusto e l’esperienza di Flavio Colusso hanno consentito una perfetta continuità fra la narrazione originaria e le parti aggiunte ex-novo […] realizzate appositamente da Colusso stesso.

Grata sorpresa con el "Empresario de las Canarias"

Tenerife, ottobre 1989 - Diario de Avisos

[…] Flavio Colusso ha tenido la audacia, y tambíen hay que decirlo el acierto, de hacer una adaptación para dos actos del entremés de Metastasio-Sarri […]. En fin, un “pasticcio melodrammatico” […] resuelto con una maestría y un ingenio, que hacen de la obra un bello sainete musical, ágil, entretenido y che llega al espectator de forma natural y completa. Un buen trabajo, por tanto, del joven maestro italiano […] así que el reestreno exclusivo en el Teatro Leal tiene cierto carácter de efemérico.
[…] Flavio Colusso, maestro concertador, estuvo acertado en su direccíon musical […] y frente a este reducido conjunto el Maestro Colusso supo sacar un gran partido, con una música fresca, amena, que llegó con eficacia al espectador. En fin, una velada muy agradable, con una obra nueva […] con la que se ha conseguido un excelente resultado.