Flavio Colusso e le metamorfosi di Seicentonovecento

"La peculiarità creativa di Flavio Colusso è racchiusa tutta in questa filosofia dell’arte, intesa come creazione e ri-creazione in cui l’arcaico e il presente si incontrano in una commovente, umanissima, sintesi".   (Pupi Avati, 2004)

"Il lavoro dell’Ensemble Seicentonovecento è di grande importanza nella vita musicale in Italia. Non solo le esecuzioni delle musiche da loro scelte sono di alta qualità, ma spesso portano a risultati sorprendenti".   (H.C. Robbins Landon, 1993)

«Colusseo cela e svela nel passaggio della porta il senso, il se e il sentimento. […] Flavio Colusso è un musicista anche quando disegna, disegna componendo musica, tra note e colori che si fondono in segni, che si svelano in segni e che da segni si sciolgono in suoni. I suoi disegni, o meglio, i suoi "segni" sono liquidi, scrosciano in cascate sonore che si frantumano e si ricompongono, ondeggiando tra surreale ed onirico, rincorrendo ricordi che mutano in fantasie».   (Rodolfo Papa, 2016)

«Cos’altro possiamo per vincere Cronos, se non accostarci a un uscio di sogni, che apre al futuro su cardine antico. E li sulla soglia, più nulla temiamo dell’oltre che preme. A vincere Cronos ancora si leva il canto d’Orfeo».   (Luisa Cosi, 2016)

«Qui, nell’esercizio da lui composto per il Pio Monte della Misericordia di Napoli – luogo emblematico per antonomasia – in occasione della mostra “Sette Opere PER la Misericordia”, porta tutta la sua sensibilissima emotività e esercita tutte le sue professioni. […] È un ideale estetico che il compositore persegue anche in altri suoi lavori, là dove preme fortemente sul fronte della comunicazione diretta e spontanea, concretizzatasi in partiture di cristallino nitore e di purezza esemplare. […] È quel sottile crinale in cui l’idea di un mondo antico inattingibile e il sogno di un mondo ulteriore non afflitto dall’esigenza né della modernità né della conservazione, si incontrano magicamente lungo una specie di scala di Giacobbe che ci porta verso le consolazioni angeliche. Questo lavoro, così austeramente semplice e sobrio, è un felice raggiungimento di un autore che prosegue coerentemente un suo cammino di spiritualità e di pienezza».   (Claudio Strinati, 2011)

«Come nella poesia di Pound, così nella musica di Colusso non c’è confine tra antico e moderno, tra opera originale e traduzioni: queste sono sempre trasposizioni che conseguono alta fedeltà poetica, grazie alla vasta e profonda cultura dell’autore».   (Paolo Emilio Carapezza, 2008)

«Flavio Colusso nella sua parabola di compositore sta portando sempre più avanti l’istanza di camminare su una molteplicità di direzioni che si intersecano inevitabilmente e fatalmente in una unica via a sua volta diramantesi verso una pluralità di sentieri. […] Da questo suono meraviglioso comincia quel processo per cui la musica sembra germogliare pianamente per invadere lo spazio sonoro animandolo della sua stessa presenza e moltiplicando gli echi che si inseguono e ascendono letteralmente verso un cielo che è nel contempo fisico e mentale».   (Claudio Strinati, 2008)

«[…Il lavoro di Colusso], difficile da classificare e da contestualizzare in una precisa categoria stilistica, proprio perché collocata in un favoloso, mitico tempo, né passato né futuro, sospesa in una dimensione di straordinaria ampiezza lirica ed emotiva, che poi, a ben vedere, non è altro che la testimonianza di un cifra stilistica personale, libera da qualsivoglia demarcazione di tempo e di spazio».   (Giovanni Acciai, 2004) Vedi biografia
Nel tentativo di codificare si tracciano spesso confini inesistenti. Sempre più appare evidente che ogni artista ha il diritto di essere compreso per quello che è ed ha fatto, e non per il periodo in cui si è trovato ad esercitare il suo genio. L’artista non deve dimostrare: le sue opere parlano per lui, in lui e oltre lui. Deve saper estrarre tutto ciò di cui abbisogna dal suo interno – che è formato di molte cose, molte memorie, molte inestricabili vie, molte “voci” – e la vita creativa è come un giardino della esercitazione dei sensi e degli ipersensi. L’intonazione è una sola: quella che ha una profonda risonanza; raggiunta questa condizione superiore, “annullandosi”, crea una moltiplicazione. Si intona ma con la coscienza di assoggettarsi ad una frequenza proveniente fuori da lui, dall’alto; concetto superiore di armonia che è basilare nell’architettura della sua arte. Appare evidente che per scrivere Musica non basta organizzare suoni, parole, ritmi, grafie e colori con fantasia e secondo regole e “non-regole”; un solo semplice suono può essere vero o falso, in quanto risuona altrove o meno.

Dov’è, cos’è la realtà se non la proiezione di ciò che, nella percezione di sé, fa scaturire e realizzare la nostra immaginazione creativa e creatrice? "L’estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi": così Ovidio dà inizio a Le Metamorfosi, lasciandoci una delle definizioni più originali del divenire; labirinto di rotte senza meta apparente, la vita si apre ai nostri occhi sul cammino arcto della ricerca e dell’ascolto, per farci incontrare le molte tracce, segni e luci che vengono ad illuminare le pietre su cui poggiare il piede per volare. Flavio Colusso
Da molti anni, nel segno insieme centrifugo e centripeto del suo ENSEMBLE SEICENTONOVECENTO, Flavio Colusso è impegnato nella “rivisitazione” del passato: sognando e costruendo il futuro. È così che vecchi progetti risalgono l’abisso e si illuminano nuovamente dopo tanto tempo. Luogo di rara e preziosa armonia tra le spettacolari rivelazioni dell’ascolto interiore vissuto fra proporzioni auree intrinseche e giganteggiamenti del Tempo.

L’artista mette il naso nelle scartoffie della giovinezza – "vita gaia e terribile" – e vi distilla le sue perle: anni di pellegrinaggi attraverso piccoli segni riuniti insieme in un continuum in salita, "fra alti & bassi ricercando il tenore soprano", che sfuma nell’acutissimo armonico che chiama, in compagnia della speranza, riscattando ad ogni passo la certezza dell’arrivo e lo intona: risuona, allora, unissono, verso il passato e verso il futuro. Flavio Colusso
In questo sito Colusso / COLUSSEO propone un piccolo assaggio del percorso che si riflette sulla sua personale creazione artistica. Dal corpus di diari, quaderni e taccuini – detti anche "la sua scena grafica" o, altrove, "botola di pensieri e grafie" – che dal 1976 ad oggi hanno segnato su migliaia di pagine le tappe di una crescita e di una conversione, si scovano le tracce di risonanze e studi appassionati alla ricerca di un metodo di rigenerazione personale: una vera fucina di materiali riflessivi, testuali e musicali da comporre e da ri-comporre; un athanor di produzione e ri-produzione di alchimie storico-musicali dell’ampio progetto Seicentonovecento; un “reservato” Oratorium et Laboratorium sul percorso stretto del “salir di grado”.

Il concerto per lui "non è un esercizio accademico ma un evento complesso, carico di significati, nel quale il pubblico si immerge vivendo un’esperienza che va al di là del semplice ascolto, assumendo un ruolo co-autorale in cui l’azione creativa si riversa contestualmente sull’interprete risalendo fino al compositore. Un’opera artistica è da intendersi sempre incompiuta fintanto che questa azione co-autorale del pubblico non venga a riscriverne, nella percezione e nella memoria di ogni singolo fruitore, la compiutezza e la veridicità".

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