NuN

Esercizio spirituale concertato (2009)
Testo e Musica di F. Colusso
Commissione di : Ensemble Seicentonovecento
Ed. Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere, Città del Vaticano 2010
Ed. discografica : MR Classics, 2011 (1 CD, MR10099)
S, A, T, Br, B (ca. 7’)
Allegati Audio / Video
Per cinque voci (e infinite memorie)
Flavio Colusso

Questa breve pagina musicale ispirata dalle Lamentazioni palestriniane è nata in occasione della partecipazione, mia e dell’Ensemble Seicentonovecento, al film musicale Palestrina princeps musicae prodotto per la televisione tedesca ZDF e per il Canale culturale ’Arte’. Il regista, Georg Brintrup, era affascinato dal “puro suono” delle lettere ebraiche intonate dal Palestrina senza articolazione testuale, quasi una musica strumentale, molto vicina alla nostra sensibilità:

«Questo film mira a far percepire il ponte ideale che ci unisce alla musica del compositore, per mostrare come la eco del suono da lui creato è in grado di impressionare la coscienza moderna. […] Nella cultura occidentale i suoi capolavori sono come gli affreschi di Michelangelo e di Raffaello, i drammi di Shakespeare o le scoperte di Galileo. Di fronte ad essi i rumori e il frastuono del quotidiano contemporaneo si mostrano per quello che sono: una patina di polveri sottili che inquinano la vera forza vitale che è nello spirito dell’uomo. E la musica di Palestrina può risvegliare quella forza: stimolando la fantasia sembra capace di muovere i granelli di polvere, sospesi nei raggi di luce, come se fossero pianeti dell’Universo; di rendere le stelle gocce in un oceano di silenzio; di mutare un edificio del Rinascimento in un’architettura minimalista di oggi».

Brintrup aveva ragione. L’immersione nelle pieghe recondite del Palestrina ha suscitato la composizione di questo mio NuN per cinque voci maschili, subito eseguito nell’aprile 2009 al termine della produzione del film, nell’ambito del ciclo “L’Orecchio di Giano: Dialoghi della Antica & Moderna Musica”.
Il brano è concepito come “Esercizio spirituale concertato”, genere personalmente proposto da molti anni con l’obiettivo di condurre l’ascoltatore verso esperienze percettive diverse da quelle del tipico concerto, provocandolo a qualcosa “di più” di un ascolto passivo, trascinandolo in un “fatica orante” che, come ha scritto p. Maurizio Dodaro nella presentazione alla pubblicazione del mio oratorio Humilitas, «comporta sicuramente una capacità di contemplazione che superi la mediocrità. L’esercizio spirituale concertato è esercizio sia per chi lo esegue sia per chi lo ascolta. Non si può rimanere indifferenti di fronte all’intensità espressa dall’opera che in certi frangenti esige la partecipazione attiva del cuore se non a tratti della voce stessa dello spettatore che in quel caso è un orante».

Fin dall’inizio del brano l’ascoltatore partecipe è travolto dalle spirali dell’unisono che si sfalda per tornare molte volte su se stesso nella ricerca della strada dell’intonazione. Il testo è perentorio: «Misero l’uomo che dimentica il suono meraviglioso che il Signore ha cantato nel suo cuore il giorno della nascita sua». Nell’armonia del creato ognuno di noi è apportatore di un suono originario ed originale che solo lui può far risuonare: non metterlo in campo, condividendolo nel coro della vita, può significare sottrarre un insostituibile armonico alla vita di tutti gli altri. La prova, l’esercizio, è dunque “per la vita”, e per la vita spirituale di tutti, nessuno escluso. Alcuni sono destinati a conoscere Dio solo nel momento della propria caduta, apparentemente definitiva, nell’abisso profondo, dove le acque sono popolate da mostri terribili. Nun, in aramaico, significa “serpente marino”, così come nell’antica tradizione egizia questa parola è legata alle acque primordiali.
Immagini di Purgatorio; luoghi di Purgatorio. Esercizio; memento. Eppure “in questo basso mondo” nasce Gesù, innamorato delle creature del Padre: e compie il progetto regale di morire per il popolo suo. Capolavoro del Tempo e della Storia, insieme riuniti sull’altare dell’Amore.
Daniela Abravanel, nel suo libro Il segreto dell’alfabeto ebraico, ci mostra l’arte del cadere nel cammino spirituale così come è conosciuta nella tradizione ebraica:

La nun è dunque il confronto con l’acqua che, nel significato di questa lettera, purifica attraverso la sofferenza, come accadde nel Diluvio Universale. […] rappresenta le tremende crisi esistenziali che si susseguono l’una all’altra, come si allude nel versetto in cui è scritto: tutti i tuoi flutti e le tue onde sono passati su di me, per portare l’essere umano a una trasformazione radicale. Il segreto della rinascita dalla morte, insegnato dalla nun, consiste nella capacità di capire che la caduta può elevarci notevolmente se si comprende che, anche nell’abisso, Dio è vicino e forse in maniera ancora più intensa che nel mondo della positività. […] Con tale consapevolezza sarà più facile rialzarsi e liberare le scintille di divinità prigioniere del mondo delle tenebre. […] La parola italiana “cattivo” deriva dal latino captivus, prigioniero. Durante questa prova iniziatica, la recitazione del seguente versetto dei Salmi, in particolare, può essere di grande aiuto: Anche se percorrerò la valle della morte, non temerò il male, perché Tu sei accanto a me. […] Il superamento delle prove iniziatiche può portare addirittura alla profezia, in ebraico nevuà. Questa parola può essere scomposta in nun-ba e significa: la nun viene apportando i doni delle “Cinquanta Porte della Conoscenza”, Nun Shaarei Binah, a cui è associato il valore numerico della nun, 50.

Oggi, la rilettura di questo passo – da me studiato durante i giorni della composizione – e tutto il brano costituiscono un omaggio all’amico Aurio Tomicich, scomparso nel dicembre 2009: il ‘lamento’ del corpo centrale di NuN affonda fino ad un LA sub grave (normalmente una buona voce di basso arriva al Fa o al Mi, mentre quella del cosiddetto “basso profondo” al Re, o eccezionalmente al Do) che il solista modula su un effetto di stasi/movimento creato dall’alternanza sull’intervallo di quinta delle altre quattro voci che cantano “a bocca chiusa”.
Insostituibile ‘colonna’ del nostro Ensemble Seicentonovecento, Aurio era anche uno dei principali solisti delle due Cappelle musicali da me dirette, quella jacopea di San Giacomo in Augusta e quella ‘theatina’ dei Chierici Regolari d’Italia. Solo lui finora ha potuto interpretare questo e molti altri miei brani che, scritti per la sua voce, sembrano presentare caratteristiche inaccessibili ad altri cantanti. Ringraziamo il Signore di averci donato un tale artista il quale, camminando insieme a noi per più di quindici anni, ci ha arricchito di così tanta profondità.

L’esperienza del ‘passaggio’ richiama, fin dalla consapevolezza del dormire spirituale e corporale, alla certezza del risveglio: nel Nome del Signore («Dormivo: ma sono rinato quando il Signore m’ha risvegliato»). Alla fine del manoscritto, vicino alla firma, l’appunto a margine «et salvi erimus» rimanda ad altre avventure e ad “infinite memorie” che si riflettono nel segno di Seicentonovecento, ove il passato e il futuro si alternano e vicendevolmente scambiano i loro ruoli specchiandosi nel numero e nel linguaggio.

N
Misero l’uomo
che dimentica il suono meraviglioso
che il Signore ha cantato nel suo cuore
il giorno della nascita sua.

U
Le acque mi hanno accerchiato
fino all’anima.   
L’abisso mi si è chiuso d’intorno,
sono sceso fino alle bocche d’inferno.

N
Dormivo:
ma sono rinato
quando il Signore
m’ha risvegliato.