#InCenaDomini

Meditazione spirituale sul "Cenacolo" di Messer Lionardo
Testo e Musica di Flavio Colusso (2019)
Commissione di : XXVIII Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone
in occasione del quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci
6 voci maschili, voce recitante, Live electronics. (40’)
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#InCenaDomini - per voci, voce erecitante e Live electronics - è ispirata al celeberrimo “Cenacolo” leonardiano e alle sue relazioni con i testi del Giovedì Santo e del Corpus Domini.

A Leonardo da Vinci (1452-1519) pittore e ‘teologo’, esploratore del corpo umano e alla ricerca del mistero delle passioni e perturbazioni dell’anima, Flavio Colusso dedica il suo nuovo lavoro #InCenaDomini, un Esercizio spirituale concertato per voce recitante, sei voci maschili (cantus, altus, tenor I, tenor II, sextus, bassus) e Live electronics. Commissionato dal XXVIII Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone in occasione del quinto centenario della morte di Leonardo, il brano è ispirato al celeberrimo Cenacolo e alle sue relazioni con i testi del Giovedì Santo e del Corpus Domini.

Dopo il recente successo di #Labyrinthus1519, Teatro anatomico per voci e percussioni ispirato ai Codici di anatomia leonardiani, Colusso con questo nuovo brano realizza una sorta di dittico offerto «Al degnissimo pictore prospectivo architecto musico. E de tutte virtu doctato. Leonardo da Vinci» (Luca Pacioli, De divina proportione, 1509). Torna così sui temi cari degli “esercizi spirituali” e del labirinto simbolo del cammino interiore, ispirandosi questa volta agli studi di Leonardo sui «movimenti d’animo», sul «color naturale» e «dei fluidi aerei», gli «spiriti vitali» e le «nature di complessione, colore e fisionomie» che servono a penetrare i profondi misteri della fisiognomica per cogliere il «carattere permanente» e le «perturbationes» momentanee dei suoi soggetti. Gli appunti, le riflessioni, i dubbi, i multiformi elenchi del «Libro di vocabuli» di Leonardo – veri e propri labirinti di parole – sono il tessuto concettuale, imaginifico e sonoro sul quale Colusso intraprende il suo viaggio poetico-musicale nel Cenacolo milanese di Santa Maria delle Grazie, il convento dei padri Domenicani che risuona dei dotti insegnamenti di san Tommaso d’Aquino, ma anche di sant’Agostino, fino a quelli del più attuale card. Schuster. Questi fu arcivescovo di Milano proprio nel periodo in cui all’inizio del XX secolo si riprendevano gli studi per la conservazione di tutto l’ambiente del refettorio e di quell’opera che Gabriele d’Annunzio – il 19 dicembre 1900, «dinanzi alla ruina irreparabile del Cenacolo di Leonardo da Vinci» – aveva cantato in una straordinaria Ode per la morte di un capolavoro.

Nel Cenacolo, Tommaso d’Aquino ci chiama fratres invece che discipuli e coglie così il carattere famigliare che la Cena pasquale ha in Israele. Unum corpus, multi sumus. Il nuovo brano diviene una meditazione sul cibo, sul nutrimento, sul sacrificio rituale: si ‘saluta’ dunque l’Eucaristia come Sacrum Convivium, banchetto mistico al quale è convitata l’intera Chiesa. Il «gran padre Dante», nel suo Paradiso, lo chiamerà «O sodalizio eletto alla gran cena del benedetto Agnello, il qual vi ciba sì, che la vostra voglia è sempre piena».

La partitura è divisa in tre blocchi ambientali, tre Porte fisiche e metafisiche (a. LA CASA; b. LO SPECCHIO [In-Signum-Crucis]; c. IL TEMPIO) e articolata in sei Quadri (1. Berahàh; 2. Chi sono?; 3. Il maestro interiore; 4. L’uomo interiore; 5. Memoria; 6. Agnus Dei), e affida alla recitazione e alle voci maschili – che si frangono e ri-frangono in uno specchio ideale elaborato dal Live electronics – il compito di trasportare i partecipanti all’Esercizio (artisti e pubblico) nella suggestione della grande pantomima del gesto interpretativo dei musicisti, i quali passano binos et binos (mandati a due a due) dal «Cerchio piccolo» al «Cerchio grande». Allo specchio – «maestro de’ pittori» – anche come l’Ultima cena lo è nel refettorio dei Domenicani con la coeva Crocifissione di Donato Montorfano (1495), affresco che spalanca tre volte le braccia e si riflette nelle tre aperture architettoniche alle spalle del Cristo leonardiano, riverberate a loro volta nelle tre porte sulle pareti di destra e sinistra del dipinto.

L’esperienza del silenzio, della solitudine, del vuoto,richiamano la visione e l’ascolto interiori «nel tempio della mente e nei giacigli del cuore» e aprono le tre porte a una riflessione sul Nome, sul Numero, sul Gesto, sulla Voce, su tutto quanto è ‘segno’ ma che, in quanto tale, non può in-segnare se non si fa esperienza della cosa significata: è essa a dare il valore significativo della parola nascosto nel suono, nella Vox. L’Arte trasferisce in questa «Sperienzia» e ci restituisce la domanda: “Chi sono?”.

«Mentre la teologia cristiana approfondisce il valore metafisico e teologico della bellezza, l’arte se ne fa portatrice agli occhi dei fedeli. L’attenzione principale dell’arte cristiana è sempre data all’aspetto kerigmatico, cioè all’annuncio ai non credenti, e a quello didascalico, cioè catechetico per i fedeli. […] L’arte è, dunque, in se stessa teologia nel senso antico del termine, in quanto fabulazione, e lo può anche, e ancor più, nel senso autenticamente cristiano, se si sposa con la verità. […] l’arte è teologia in un senso peculiare, perché è un discorso su Dio fatto non con parole ma con immagini» (Rodolfo Papa, Leonardo teologo, 2006).

L’hashtag (#) inserito nel titolo del brano vuole includere anche la navigazione su internet tra le esperienze di crescita e di condivisione: il viaggio interiore, quello psicologico e mentale, i riti di passaggio, i viaggi funerari, il pellegrinaggio di fede, la liturgia, l’arte.