I naviganti del Tempo

Teatro allegorico e fantastico, per voci e strumenti | Omaggio a Winckelmann (2017)
Testo e Musica di F. Colusso
Commissione di : Festival Wunderkammer di Trieste (nel III Centenario della nascita di J.J.Winckelmann)
tape, voci, pianoforte, violoncello, percussioni (ca. 40’)
Allegati Foto
DRAMATIS PERSONAE
Crononauta, basso
Parca I / “Puella magica” / Voce 1, soprano
Parca II / Fanciulla / Voce 2, soprano
Parca III / Fanciulla / Voce 3, soprano
Altre Voci, recitanti 

Nella bolgia di una metropoli sconfinata del Sud, un artista si affaccia dalla finestra di un luogo sconosciuto dal quale ha la visione di un’isola galleggiante immersa nella luce che sale dal mare verso di lui: è una nave di rame e d’oro che vola pericolosamente fuori delle dimensioni conosciute. Una maga bellissima lo cosparge di una melma rossa che rappresenta un amplesso e un battesimo straordinario. Comincia il suo viaggio.

Alla ricerca di tracce più o meno recondite dei percorsi sovrapposti e inestricabili, nasce il nuovo “teatro allegorico e fantastico” di Flavio Colusso "I naviganti del Tempo", omaggio a Winckelmann dove su un palcoscenico onirico si aggirano un “Crononauta” artista-Filosofo-archeologo; una “Puella magica”; tre fanciulle-Parche-bibliotecarie che filano e commentano con “Litanie bibliografiche” fatte di sigle di antichi codici manoscritti; statue e voci emerse dalle “macerie di materiali” che rivelano come «attraverso il ricordo dell’originale la memoria può essere mondata della storia, e può ritornare l’Età dell’Oro del vecchio Crono e del Fanciullo divino».
Dov’è, cos’è la realtà se non la proiezione di ciò che, nella percezione di sé, fa scaturire e realizzare la nostra immaginazione creativa e creatrice? «L’estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi»: così Ovidio, del quale ricorre il bimillenario, dà inizio a Le Metamorfosi, lasciandoci una delle definizioni più originali del divenire; labirinto di rotte senza meta apparente, la vita si apre ai nostri occhi sul cammino “arcto” della ricerca e dell’ascolto, per farci incontrare le molte tracce, segni e luci che vengono ad illuminare le pietre su cui poggiare il piede per volare.
Nel tentativo di codificare si tracciano spesso confini inesistenti. Sempre più appare evidente che ogni artista ha il diritto di essere compreso per quello che è ed ha fatto, e non per il periodo in cui si è trovato ad esercitare il suo genio. Nel segno insieme centrifugo e centripeto del suo Ensemble Seicentonovecento, Flavio Colusso rivisita il passato, sognando e costruendo il futuro. È così che vecchi progetti risalgono l’abisso e si illuminano nuovamente dopo tanto tempo. Luogo di rara e preziosa armonia tra le spettacolari rivelazioni dell’ascolto interiore vissuto fra proporzioni auree intrinseche e giganteggiamenti del Tempo. Una vera fucina di materiali riflessivi, pittorici, testuali e musicali da comporre e da ri-comporre; un athanor di produzione e ri-produzione di alchimie storico-musicali.

L’Autore rende grazie per gli insegnamenti e le suggestioni offerte durante gli studi per questa nuova opera, anche a: Agostino d’Ippona, Rosario Assunto, Charles Baudelaire, Vincenzo Bellini, Giovanna Bemporad, Franco Cardini, Giacomo Carissimi, Paolo Emilio Carapezza, Italo Calvino, Gabriele d’Annunzio, Eschilo, Bruno Forte, Francesco Gandolfo, Pierre Grimal, James Hillman, John Keats, Arturo Mazzarella, Publio Ovidio Nasone, Novalis, Omero, Raimon Panikkar, Jacopo Peri, Plutarco, Krzysztof Pomian, Nicolas Pussin, Marthe Robert, Felice Romani, Sicilo, Giuseppe Sinopoli, Torquato Tasso, Johann Joachim Winckelmann, William Butler Yeats, Alessandro Zignani.